Un anziano amico pittore mi ha raccontato lo stravagante progetto di un suo collega, che ho conosciuto, al quale frulla in testa l’idea di realizzare un suo museo. Fin qui tutto bene, peccato che l’idea sia di fare questo museo sul K2, in una lega metallica speciale e costosissima, molto resistente alle alte come alle basse temperature. Il dettaglio è che si tratta di un museo blindato, precluso ai visitatori (ma del resto in cima al K2 non ci sarebbero andati in molti). Il termine “museo” con cui mi venne presentata questa idea, infatti, è tutto sommato impropria, trattandosi in realtà di un involucro realizzato in questa lega metallica, da collocare in un crepaccio di quella montagna. Bisogna però farsi una domanda: qual è la ragione di un “museo”, o di questa operazione in generale, in un luogo così impervio e così isolato, anzi davvero irraggiungibile? La spiegazione è semplice e si giustifica con la convinzione che fra due-trecento anni avverrà un grande rivolgimento, che la Terra come oggi la conosciamo non ci sarà più, mentre forse sulle alte cime non si soffrirà di questi sconvolgimenti. Le acque sommergeranno tutto e, allora, il grande involucro, intatto, ritornerà in superfici. In tal modo il museo sulla cima del K2 avrebbe superato la catastrofe e si sarebbe conservato per la posterità o, meglio ancora, per i superstiti. In buona sostanza somiglia a un deposito o, meglio ancora, a un bunker, a un container iper protetto che avrebbe tramandato il suo lavoro. Ha scritto anche un libro in cui racconta la sua vita fin dai primissimi giorni, e che si chiude, nelle pagine finali, con questo sconvolgente scoop. L’idea nasceva dalla presa di coscienza della difficoltà, a settant’anni compiuti, di poter entrare da maestro nei musei del nostro tempo, che le sue opere non sarebbero state accettate per tutta una serie di motivi. A questo punto, l’idea di fregare tutti sul lungo periodo e di proiettarsi in un incerto futuro, su uno scenario apocalittico: tutto sarebbe andato distrutto, ma le sue tele arrotolate dentro l’involucro, i suoi cataloghi e il libro della sua vita sarebbero rimasti come testimonianza della civiltà del nostro tempo. I nomi dei maestri del passato, anche recenti, saranno spariti tutti, non ci sarà più traccia nemmeno dei grandi della storia, ma i suoi dipinti saranno segni dello spirito di questa epoca!
Il progetto è talmente irreale da sembrare una burla, o una proposta fantascientifica fatta giusto per ridere, o per fantasticare su mondi possibili, non, come invece è, con la ferma convinzione della bontà di questa idea e del fatto che questa sia facilmente realizzabile, anzi affermando di avere persino dei contatti per uno sponsor che finanzi l’impresa. Ci sarebbero una serie di “ragionevolissime” spiegazioni fornite per aggirare i numerosi problemi tecnici che l’impresa pone, che però grazie al parente, all’amico e all’amico dell’amico sarebbero tutti superabili. Il punto debole, però, era soprattutto uno: chi ci dice che i superstiti che apriranno l’involucro saranno in grado di leggere in quei cataloghi e capire di cosa si parla, visto che non è detto che siano umani? Chi ci dice che riusciranno a decifrare i suoi quadri con gli stessi codici che usiamo noi? Ma soprattutto, che garanzie dà l’involucro sulla conservazione? Quanto dureranno quei dipinti, che sono materici e di colore spesso, arrotolati? Non si rischia che i futuri scopritori si troveranno delle tele grezze da cui il pigmento si è staccato completamente? Oppure, grazie alla mirabolante tecnologia che avranno allora, saranno in grado di leggere anche scritture che non conoscono e di restaurare dipinti di cui non sanno nemmeno come fossero fatti?
A quanto pare, però, ormai sul K2 non si può più depositare nulla, perché sembra che tutti gli esploratori che vi sono passati vi abbiano lasciato su qualcosa, quindi anche il povero K2 è ormai pieno ci cianfrusaglie.
lunedì 28 giugno 2010
sabato 30 gennaio 2010
Picasso e la medium
Non se ne sono sentite mai abbastanza per continuare a stupirsi. Mi è capitato di conoscere un collezionista piuttosto singolare. Da quel che ho capito, deve possedere dei dipinti di arte contemporanea notevoli: i pochi pezzi che ne ho potuto apprezzare, in una mostra, erano davvero strepitosi. Fin qui, nulla di strano. Tornando a casa, mi accompagna in auto per un tratto, insieme ad una amica artista. Ero curioso di sapere di più della sua collezione, ma lui, invece, preferisce parlarmi di una medium, sua amica da oltre vent’anni, a cui ultimamente stavano venendo in visita (spiritica s’intende) grandi nomi della storia dell’arte. Sotto la spinta dello spirito di questi grandi artisti, la medium si sarebbe messa a dipingere, realizzando dei quadri bellissimi, a detta di questo collezionista, che vorrebbe infatti farne una mostra. Naturalmente vengono a fare visita a questa medium solo gli animi più nobili, che le trasmettono dei pensieri bellissimi: mai una volta che si degni di apparire in sogno, che so, Saturnino Gatti, o Cagnaccio di San Pietro!
In questo caso, la visita più frequente era quella di Pablo Picasso. Per pura coincidenza, l’amico collezionista possedeva due disegni del maestro spagnolo, di cui uno trovato fortuitamente accartocciato in un libro acquistato senza sapere che potesse esserci questo disegno.
Naturale quindi che il nostro collezionista, a questo punto, desiderasse chiedere al maestro notizie di questo disegno, che per altro era per metà strappato, e di come fosse finito dentro quel libro. Lo spirito di Picasso, per mezzo della medium, le raccontò che aveva realizzato quell’opera grafica (guarda caso aveva una memoria precisa proprio di quel disegno!) in un momento in cui era innamorato di una giovane bellissima donna. il disegno lo aveva fatto per lei, ma lo aveva strappato in un momento di rabbia, perché si sentiva interiormente diviso: da una parte doveva andare via, che il suo lavoro lo chiamava, ma dall’altra era così preso da questa giovane da non riuscire a lasciarla dopo una bellissima notte d’amore.
Naturalmente credo alla buona fede di questo signore, e non ho dubbi che fosse sincero quando si professava convinto di queste cose. Non riesco però a fare a meno di pormi alcune domande. La prima, in che lingua parlasse Picasso: lo spirito parla tutte le lingue, mi risponde l’amica artista, che pure non credeva a questa storia (non a caso, durante il discorso, disse che anche lei, prima di lavorare, si concentrava molto prima di iniziare a dipingere, ma che poi le venivano fuori solo cose sue, non cose di altri!). Questo, però, mi suscita un’altra domanda: ma se parla tutte le lingue, e io non ho mai sentito parlare di persona Picasso, da cosa capisco che è davvero il maestro che mi sta parlando e non un altro spirito che si sta burlando di me? Una persona amica si può riconoscere dalla voce, ma se non appare in figura (e anche questa non sarebbe una garanzia) come posso essere certo dell’identità dell’ente che mi si manifesta?
E soprattutto: ma perché Picasso sarebbe andato a scegliere come predestinata proprio questa medium e non un’altra?
Avrei voluto sapere, poi, se concentrandosi sotto la guida di questi artisti importanti, la medium avesse dipinto quadri cubisti o secondo lo stile del pittore in visita. In questo caso, meno male che gli scultori non si scomodano a fare visita alla medium, perché se no sarebbe un vero problema, specialmente dal punto di vista logistico. Mi piacerebbe sapere, poi, cosa potrebbe succedere, ad esempio, il giorno che verrà a trovarla lo spirito di un qualsiasi body artista, magari di quelli duri e puri, e anziché dipingere comincerà a squartare le bestie per farne performance. Ma in quel caso, forse, non ci si stupirebbe più di tanto.
28 gennaio 2010
In questo caso, la visita più frequente era quella di Pablo Picasso. Per pura coincidenza, l’amico collezionista possedeva due disegni del maestro spagnolo, di cui uno trovato fortuitamente accartocciato in un libro acquistato senza sapere che potesse esserci questo disegno.
Naturale quindi che il nostro collezionista, a questo punto, desiderasse chiedere al maestro notizie di questo disegno, che per altro era per metà strappato, e di come fosse finito dentro quel libro. Lo spirito di Picasso, per mezzo della medium, le raccontò che aveva realizzato quell’opera grafica (guarda caso aveva una memoria precisa proprio di quel disegno!) in un momento in cui era innamorato di una giovane bellissima donna. il disegno lo aveva fatto per lei, ma lo aveva strappato in un momento di rabbia, perché si sentiva interiormente diviso: da una parte doveva andare via, che il suo lavoro lo chiamava, ma dall’altra era così preso da questa giovane da non riuscire a lasciarla dopo una bellissima notte d’amore.
Naturalmente credo alla buona fede di questo signore, e non ho dubbi che fosse sincero quando si professava convinto di queste cose. Non riesco però a fare a meno di pormi alcune domande. La prima, in che lingua parlasse Picasso: lo spirito parla tutte le lingue, mi risponde l’amica artista, che pure non credeva a questa storia (non a caso, durante il discorso, disse che anche lei, prima di lavorare, si concentrava molto prima di iniziare a dipingere, ma che poi le venivano fuori solo cose sue, non cose di altri!). Questo, però, mi suscita un’altra domanda: ma se parla tutte le lingue, e io non ho mai sentito parlare di persona Picasso, da cosa capisco che è davvero il maestro che mi sta parlando e non un altro spirito che si sta burlando di me? Una persona amica si può riconoscere dalla voce, ma se non appare in figura (e anche questa non sarebbe una garanzia) come posso essere certo dell’identità dell’ente che mi si manifesta?
E soprattutto: ma perché Picasso sarebbe andato a scegliere come predestinata proprio questa medium e non un’altra?
Avrei voluto sapere, poi, se concentrandosi sotto la guida di questi artisti importanti, la medium avesse dipinto quadri cubisti o secondo lo stile del pittore in visita. In questo caso, meno male che gli scultori non si scomodano a fare visita alla medium, perché se no sarebbe un vero problema, specialmente dal punto di vista logistico. Mi piacerebbe sapere, poi, cosa potrebbe succedere, ad esempio, il giorno che verrà a trovarla lo spirito di un qualsiasi body artista, magari di quelli duri e puri, e anziché dipingere comincerà a squartare le bestie per farne performance. Ma in quel caso, forse, non ci si stupirebbe più di tanto.
28 gennaio 2010
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osservatorio casalingo e non
sabato 16 maggio 2009
domenica 15 marzo 2009
domenica 1 febbraio 2009
barbarie pubbliche a Milano
Secondo me una operazione del genere (a Milano, in stazione centrale, dopo i lavori di ammodernamento) meriterebbe una esecuzione capitale istantanea, senza appello e senza esitazione. L'intervento di per sè è discutibile, ma mi piacerebbe sapere chi è quel criminale che ha pensato bene, dopo avere tagliato due belle fette di pavimento a mosaico (va bene, non è antico mosaico romano, ma è pur sempre una struttura di inizio secolo!) ha pensato bene, visto che gli dispiaceva amputare le alucce delle aquile, di mettere il "moncone" in piedi a 90 gradi... Insomma, per riparare una cosa, non si è fatto che un intervento peggiorativo. Indecente!
lunedì 12 gennaio 2009
Neve nel Parco delle Groane





con dedica a Bavy, che ama la neve (più di me!).
Non so perchè, ma le nevicate mi fanno pensare ai libri di Mario Rigoni Stern, anche se qui, di montagna, non se ne vede nemmeno l'ombra!
Però c'è una pace, un silenzio ovattato e incontaminato, tranne il calpestio degli scarponi che rompono la crosta ghiacciata della neve già mezza sciolta al sole, e per l'altra metà righiacciata durante la notte.
Io trovo questo posto sempre molto affascinante. Ma soprattutto, è affascinante la miriade di viluppi, quasi di danze, che la natura sa fare sulla neve: piccoli appunti visivi che sono già, in sè, dei disegni di astrazione, a volte persino di astrazione geometrica. C'è una geometria naturale, insomma, che può amare chi ama il Licini astratto e, soprattutto, le algide e matematiche sculture di Fausto Melotti.
Ma c'è anche un po' di poesie sentimentale, nella neve, che l'strattismo geometrico, invece, non ha....
sabato 27 dicembre 2008
Caro Babbo Natale
Caro Babbo Natale, anche quest'anno sono passate le feste e, come dice la sorella di papà, anche quest'anno ti sei diverito a sparpagliare i regali dei miei cuginetti sotto più alberi di Natale, così che diventi, come tutti gli anni, un Natale itinerante: non ci fai una bella figura, perchè le zie dicono sempre che sei smemorato e fai confusione, quindi lasci i regali in giro e dici loro, per favore, di rimediare al suo errore riferendo ai diretti interessati che tu i regali volevi portarli proprio a loro.
Insomma, sono non so quanti secoli che fai questo lavoro, e sono almeno vent'anni che ti dimentichi di lasciarmi i regali tutti in un posto e ne trovo qualcuno di qua e qualcuno di là...e fai un po' di attenzione!
Questo, però, non sarebbe un gran problema, anzi: è un'occasione per essere sicuri di avere visto tutti i parenti prima di tornare a Milano.
Per l'anno prossimo, però, ti chiedo un grosso favore: dì a zia Gilda di piantarla di regalarmi tutti gli anni un trousse con schiuma da barba e dopobarba perchè, se ancora non se ne fosse accorta, ormai sono anni che porto il pizzetto e protendo sempre più per tenermi la barba intera, e sono sei anni che faccio collezione di questi flaconi di schiuma, tutti uguali.
Ormai potrei mettere un banchetto: se poi mi metto in società con papà (che porta la barba dalla metà degli anni '90) e zio Aldo, potremmo pianificare la distribuzione della schiuma da barba per il nord o per il centro Italia, a seconda dei gusti.
Ringrazio che sia finita la stagione degli orologi, perchè si è capito, finalmente, che non dispongo di più di due polsi, quindi non saprei che farmene con sei orologi diversi. Così, allo stesso modo, per quanto di secondo nome faccia Pietro, non possiedo così tante chiavi da riempire tutti i portachiavi ricevuti negli ultimi anni: li sto incollando a una grata, in camera, come una collezione i ninnoli decorativi (e vanno bene anche così).
Hai ragione che la colpa è mia che da tanti anni ho perso la sana abitudine di scriverti la mia letterina, quindi tu non sai cosa portarmi e i tuoi consiglieri, evidentemente, hanno poca fantasia (o, se è un caldo invito, che la piantino: io 'sta babra non me la taglio!); però comincio a comunicarti fin da ora che la prossima volta che ricevo una schiuma da barba, un orologio o un portachiavi, per gettare dalla finestra le cose che impicciano non aspetterò capodanno!!!
Insomma, sono non so quanti secoli che fai questo lavoro, e sono almeno vent'anni che ti dimentichi di lasciarmi i regali tutti in un posto e ne trovo qualcuno di qua e qualcuno di là...e fai un po' di attenzione!
Questo, però, non sarebbe un gran problema, anzi: è un'occasione per essere sicuri di avere visto tutti i parenti prima di tornare a Milano.
Per l'anno prossimo, però, ti chiedo un grosso favore: dì a zia Gilda di piantarla di regalarmi tutti gli anni un trousse con schiuma da barba e dopobarba perchè, se ancora non se ne fosse accorta, ormai sono anni che porto il pizzetto e protendo sempre più per tenermi la barba intera, e sono sei anni che faccio collezione di questi flaconi di schiuma, tutti uguali.
Ormai potrei mettere un banchetto: se poi mi metto in società con papà (che porta la barba dalla metà degli anni '90) e zio Aldo, potremmo pianificare la distribuzione della schiuma da barba per il nord o per il centro Italia, a seconda dei gusti.
Ringrazio che sia finita la stagione degli orologi, perchè si è capito, finalmente, che non dispongo di più di due polsi, quindi non saprei che farmene con sei orologi diversi. Così, allo stesso modo, per quanto di secondo nome faccia Pietro, non possiedo così tante chiavi da riempire tutti i portachiavi ricevuti negli ultimi anni: li sto incollando a una grata, in camera, come una collezione i ninnoli decorativi (e vanno bene anche così).
Hai ragione che la colpa è mia che da tanti anni ho perso la sana abitudine di scriverti la mia letterina, quindi tu non sai cosa portarmi e i tuoi consiglieri, evidentemente, hanno poca fantasia (o, se è un caldo invito, che la piantino: io 'sta babra non me la taglio!); però comincio a comunicarti fin da ora che la prossima volta che ricevo una schiuma da barba, un orologio o un portachiavi, per gettare dalla finestra le cose che impicciano non aspetterò capodanno!!!
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