domenica 19 ottobre 2008


nuovi interventi di arredo urbano aresini: Monumento alla Pace





lo scultore si chiama Giacinto Bosco, il monumento è stato inaugurato il 14 settembre 2008, nella ricorrenza dell'11 anniversario della morte di Ada Pomodoro, una ragazza che è morta in un incidente stradale, proprio su quella via, all'età di 14 anni, al suo secondo giorno di liceo.
Tuttavia non è un monumento ad Ada, ma alla pace, anche se in suo ricordo.

sabato 20 settembre 2008

cartoline kitsch dalla Baviera: Kandinsky

questa volta il post della "cartolina kitsch" non è mio, ma cedo il posto a Baviera, mio compagno di viaggio quest'estate a Monaco (...e in Baviera!), che fa una cartolina su una possibile "fruizione kitsch" di Kandinsky. Anche se rientro nella categoria che qui è chiamata della "gente petulante", mi sono divertito, quindi la pubblico così com'è...aggiungendo qualche immagine di contorno (tutte di quadri monacensi!.



Lo zio Kand e il caleidoscopio

Avvertenza preliminare


Si astenga dalla lettura di queste righe chiunque non sia affascinato dalla magia del caleidoscopio.
Si astengano soprattutto tutti quelli che, affascinati dal caleidoscopio, abbiano provato almeno una volta nella vita a smontarne uno, per vedere come funziona.

Una mostra di Kandinsky in sei punti

1 – Scegliete bene con chi andare alla mostra.
Evitate la gente frettolosa, chi si accontenta di uno sguardo e poi via di corsa, chi ha “un impegno più avanti, nel pomeriggio”. Evitate la gente petulante, chi si sente in dovere di darvi informazioni non richieste, o chi vi potrebbe assillare con domande inopportune. Evitate i bambini. Se avete un figlio, lasciatelo dai nonni. Se temete le critiche altrui perché “è bene abituare i bambini fin da piccoli ad apprezzare i musei”, portatelo domani a vedere Botticelli: sicuramente verrà giudicato più istruttivo…
In breve: prendetevi qualche ora solo per voi.

2 – Sorridete spesso nel tragitto tra casa e la mostra.

E se non riuscite, obbligatevi: state andando a vedere Kandinsky!

3 – Qual è il vostro grado di preparazione?
Una volta entrati nella biglietteria, impiegati zelanti si preoccuperanno di redimere la vostra anima! Vi offriranno audioguide che partono da sole, libretti economici, piccoli pieghevoli gratuiti, per non parlare delle grandi scritte sulle pareti, non lontane dai quadri, che tenteranno di tediare la vostra anima bambina con una serie di informazioni, tracce biografiche, cronologie, letture critiche.
Ma voi siete più forti. Distogliete lo sguardo da tutto quel ciarpame: se proprio volete diventare esperti dell’arte di Kandinsky, potrete leggere tutto quello che volete a casa vostra, comodi comodi. D’altra parte, cosa sapete del buon Kand? Era russo, dipinse qualche paesaggio, poi in Germania ebbe a che fare con dei cavalieri azzurri, e infine, per qualche ragione, emigrò in Francia. Questo basta!

4 – Quella che la gente seria chiamerebbe fruizione artistica.
Potete iniziare subito a guardare i dipinti, oppure, se siete particolarmente curiosi, dare uno sguardo veloce a tutte le sale e poi ripartire dall’inizio o anche dal dipinto che più vi ha colpito. In realtà non c’è una regola precisa. Cercate solo di evitare i piccoli gruppi di spocchiosi che si trovano sempre in questo genere di mostre, e che, per fortuna, si riconoscono sempre al primo sguardo: se notate alcune persone che discutono dell’importanza di un quadro nell’evoluzione dell’arte guardandosi vicendevolmente negli occhi e senza mai girarsi verso il quadro di cui parlano, ecco, li avete riconosciuti. Tenetevi alla larga.
Come guardare un quadro dello zio Kand? Anche qui non c’è nessuna regola. Però, se anche voi amate a tal punto il caleidoscopio da poter passare ore a fissare incantati le sempre nuove immagini che vi si presentano, mi permetto di consigliarvi un metodo che proprio al caleidoscopio si ispira.
Osservate il quadro da una certa distanza, quattro-cinque passi vanno benissimo. Pian piano avvicinatevi, fermandovi ad ogni passo. Inizialmente cercate di non perdere mai la totalità del quadro, provando a riconoscere, ancora da lontano, delle forme familiari. E’ proprio a queste che dovete aggrapparvi: se non riuscite a riconoscere nulla, o meglio, se non riuscite a ritrovare nulla di voi stessi dentro al quadro, difficilmente riuscirete ad emozionarvi. Non chiedetevi se quello che vedete sia realmente quello che lo zio Kand voleva rappresentare: non ha nessuna importanza. Delle linee curve possono essere una corsa, una linea azzurra può essere il mare, una macchia rossa può essere un cuore. Adesso avvicinatevi a ciò che più vi attrae nel quadro, fissatelo; cercate di rapportarlo al vostro vissuto, chiedetevi che cosa vi ricorda, osservate le immagini che la vostra mente tenterà di sovrapporre al quadro.
Riconosciuto un elemento, non passate subito al quadro successivo. Prima avvicinatevi ancora, incollate il vostro naso alla tela (attenzione all’antifurto!), per osservare le pennellate che lo costituiscono; poi, allontanandovi pian piano, cercate di legare l’elemento con la totalità del quadro. Se necessario, inclinate la testa, prima verso una spalla, poi verso l’altra: sarebbe necessario staccare il quadro dalla parete, ma non fatelo se volete evitare guai. Se trovate qualche relazione tra il vostro elemento e qualche altro elemento, o l’insieme del quadro, avvicinatevi di nuovo; altrimenti, allontanatevi e, prima di passare oltre, guardate di nuovo la tela nella sua totalità.
Inutile dire che l’operazione sopra descritta può durare anche molti minuti: ecco perché non dovete portare con voi gente frettolosa…

5 – Concedetevi un altro giro.
Tranquilli, non vi fanno pagare un doppio biglietto. Prima di uscire dalla mostra, andate a rivedere i quadri che più vi hanno emozionato, osservateli di nuovo, cercate di imprimere nella vostra memoria i particolari per voi carichi di significato. Li potrete utilizzare ovunque.

6 – Fate una piccola sosta al bookshop del museo.Cataloghi, libri d’arte, calamite, segnalibri, piccole stampe costosissime: c’è di tutto e per tutte le tasche. Un libro d’arte con tante immagini vi permette di “spizzicare”*, cioè di concedervi un piccolo svago ogni giorno aprendo il libro a caso e immergendovi per qualche minuto nel primo dipinto che vedete. Ma se invece preferite regalare al vostro frigorifero una calamita con la riproduzione di un dipinto dello zio Kand, non solo non dovete vergognarvi, ma anzi, dovete sentirvi orgogliosi: se nessuno comprasse più calamite, tutti i musei dovrebbero chiudere per deficit eccessivo. Con buona pace dei quattro spocchiosi di cui sopra.

Una considerazione finale


Sì, è vero, potete obiettare che le immagini viste attraverso i vetri di un caleidoscopio non c’entrano nulla con i quadri di Kandinsky. Potete obiettare che nel primo caso domina la simmetria e, in definitiva, la tecnica, nel secondo caso la fantasia e la libertà umana. Ma se fate questa obiezione, entrate nella categoria delle persone escluse da queste righe, perché state cercando di smontare il caleidoscopio.


*sì, è proprio lo “spizzicare” descritto da Pennac in “Come un romanzo”, applicato ovviamente ad un’immagine che è la copia fotografica di un’opera d’arte e non l’opera d’arte in sé, mentre Pennac parlava di romanzi che, pur essendo copie stampate, rimangono comunque opere d’arte…basta così, sembra quasi un discorso serio.

ricognizioni territoriale: Castellazzo





ogni tanto mi dò ancora alle mie ricognizioni in zona, negli anditi dimenticati del nostro parco delle Groane. Adesso, poi, hanno fatto una bella pista ciclabile che, dalla rotonda che porta a Senago porta direttamente alla Villa Arconati di Castellazzo. Poi, da lì, si può andare a sinistra verso il cimitero, oppure a destra, come ho fatto io. In pratica si fa un percorso parallelo alla Varesina, solo che non te ne accorgi quasi, e si costeggia la recinzione in muratura del giardino della villa. Se poi ci si addentra un attimino, si trovano ancora degli angoli di bosco fra i quali si nasconde qualche rovina: ci sono dei piccoli edifici annessi al parco che sono stati quasi inghiottiti dalla vegetazione.

sabato 6 settembre 2008

cartoline kitsch dalla Baviera: i leoni



noi abbiamo avuto la "Cow parade", a Monaco invece ci siamo imbattuti nei leoni e, a Frisinga, negli Orsi.... paese che vai, bestia che trovi!

domenica 10 agosto 2008

Caterina Parisi Mehr, Poesie e altri scritti


INEUNTE VERE

Una folata magica
accende
fuochi gialli di forsizie
e mi trapassa.
Sento
sulla pelle
il turgore dei germogli.


finalmente, dopo molto tempo, e dopo una gestazione combattuta e molto difficoltosa, con alti e bassi, questo libro è finalmente uscito.
Si tratta della prima raccolta complessiva, curata da me insieme a Luigi Giurdanella, di tutte le poesie e gli scritti editi della poetessa Caterina Parisi Mehr (1924-2005). Caterina, oltre che una fine poetessa, è stata una persona cui ero davvero molto affezionato. Ora, tre anni dopo, è ancora un lume, un esempio per dirigere la mia vita.
Questo libro, adesso, è un omaggio al suo ricordo.

PS: chi fosse interessato a ricevere una copia di questo volume non deve fare altro che contattarmi, e provvederò a farglielo avere.

giovedì 7 agosto 2008

SPIGOLATURE CULINARIE E LINGUISTICHE

È proprio vero che l’unità d’Italia, anche a tavola, è ben lontana dall’essere compiuta. Questo, ovviamente, non solo per la varietà delle cucine locali, che costituiscono una vera e propria ricchezza culturale della tradizione, ma piuttosto perché non c’è accordo nemmeno sulla terminologia, mano a mano che si procede per varie regioni d’Italia. E non basta solo il caso delle “frappe”, che a Milano si chiamano “chiacchiere”, da altre parti sono “bugie” e che un’amica di famiglia, triestina, chiama “crostoli”: ci sono infatti anche casi in cui, di regione in regione, sotto lo stesso nome sono intesi prodotti diversi. A Roma, ad esempio, le bioches sono comunemente chiamate “cornetti”, mentre a Milano con quel termine si intendono soltanto i fagiolini.
Mia mamma fa sempre il caso delle “erbette”, termine con cui, a Milano, si intendono le bietole, che a Roma indicano i cosiddetti aromi come basilico, salvia e rosmarino, mentre a Latina con “erbette” si parla del prezzemolo. Si era infatti creata una situazione buffa quando la cugina di mamma, a Latina, leggendo una ricetta scritta evidentemente per un pubblico del nord, non riusciva a capire perché dovesse cucinarsi un chilo di prezzemolo, oltretutto dannoso alla salute: peccato che le “erbette” della ricetta non fossero prezzemolo ma, appunto, bietole.
Ma ci sono anche casi di nomi che si sdoppiano. In Lombardia, dal fornaio, si parla indistintamente di “michette”, mentre nel Lazio si distingue fra “bignè” (la michetta vuota) e “rosetta” (la michetta piena). Quando la mia mamma, giovane sposa, da Latina venne a vivere nell’interlad di Milano, le capitò che il fornaio le precisasse di non essere una pasticceria, quindi di non poterle servire dei “bignè”!

Cambiando continente, invece, il cugino di papà, Maurizio, che oggi vive in Brasile, con l’esperienza dell’italiano all’estero si è reso conto di quanto siano diverse non solo le abitudini alimentari, ma anche la percezione che si ha del gusto e dell’uso degli alimenti. Non è solo il fatto che non ci sia, in quel paese, quel sacro rispetto nei confronti della pastasciutta che è componente della nostra cucina, ma per esempio il rosmarino, là, viene usato come erba medicinale. Per questo è del tutto fuori dalla percezione il fatto che lo si possa usare in cucina: un pollo al rosmarino, dice Maurizio, per quanto tu possa raccontargli e convincergli che è buono, a loro farà comunque pensare a quello che per noi potrebbe essere un pollo “all’aspirina”!
Dalla moglie di Maurizio, che invece è brasiliana, abbiamo appreso però anche degli usi erboristici che non avremmo mai immaginato, come un infuso che, a raccontare il procedimento di preparazione, potrebbe sembrarci un po’ raccapricciante. Si fa caramellare un cucchiaio di zucchero in una pentola a fuoco basso, girando continuamente per non annerire e far diventare amaro il caramello, con una scorza di arancio (o limone) e uno o due spicchi di aglio.. una volta caramellato lo zucchero si mette un bicchiere d’acqua e si fa bollire. Dopodiché si tolgono la scorza e l’aglio, si filtra e si beve. Come per tutte le tisane, se la si beve calda bisogna stare attenti a non prendere freddo, perché l’infuso ti fa sudare molto.
Non ho mai provato, ma ricordo che la badante di mia nonna Adriana, Aminta, una ragazza dell’Equador, ci aveva suggerito, per far passare il mal di gola, una soluzione naturale di sicura efficacia: prendere una cipolla cruda, sminuzzarla fina e poi mangiarla mischiata con molto miele. Brucia da morire, in gola, la cipolla cruda col miele, ma, per esperienza, posso garantire che è effettivamente di sicuro effetto!