domenica 10 agosto 2008

Caterina Parisi Mehr, Poesie e altri scritti


INEUNTE VERE

Una folata magica
accende
fuochi gialli di forsizie
e mi trapassa.
Sento
sulla pelle
il turgore dei germogli.


finalmente, dopo molto tempo, e dopo una gestazione combattuta e molto difficoltosa, con alti e bassi, questo libro è finalmente uscito.
Si tratta della prima raccolta complessiva, curata da me insieme a Luigi Giurdanella, di tutte le poesie e gli scritti editi della poetessa Caterina Parisi Mehr (1924-2005). Caterina, oltre che una fine poetessa, è stata una persona cui ero davvero molto affezionato. Ora, tre anni dopo, è ancora un lume, un esempio per dirigere la mia vita.
Questo libro, adesso, è un omaggio al suo ricordo.

PS: chi fosse interessato a ricevere una copia di questo volume non deve fare altro che contattarmi, e provvederò a farglielo avere.

giovedì 7 agosto 2008

SPIGOLATURE CULINARIE E LINGUISTICHE

È proprio vero che l’unità d’Italia, anche a tavola, è ben lontana dall’essere compiuta. Questo, ovviamente, non solo per la varietà delle cucine locali, che costituiscono una vera e propria ricchezza culturale della tradizione, ma piuttosto perché non c’è accordo nemmeno sulla terminologia, mano a mano che si procede per varie regioni d’Italia. E non basta solo il caso delle “frappe”, che a Milano si chiamano “chiacchiere”, da altre parti sono “bugie” e che un’amica di famiglia, triestina, chiama “crostoli”: ci sono infatti anche casi in cui, di regione in regione, sotto lo stesso nome sono intesi prodotti diversi. A Roma, ad esempio, le bioches sono comunemente chiamate “cornetti”, mentre a Milano con quel termine si intendono soltanto i fagiolini.
Mia mamma fa sempre il caso delle “erbette”, termine con cui, a Milano, si intendono le bietole, che a Roma indicano i cosiddetti aromi come basilico, salvia e rosmarino, mentre a Latina con “erbette” si parla del prezzemolo. Si era infatti creata una situazione buffa quando la cugina di mamma, a Latina, leggendo una ricetta scritta evidentemente per un pubblico del nord, non riusciva a capire perché dovesse cucinarsi un chilo di prezzemolo, oltretutto dannoso alla salute: peccato che le “erbette” della ricetta non fossero prezzemolo ma, appunto, bietole.
Ma ci sono anche casi di nomi che si sdoppiano. In Lombardia, dal fornaio, si parla indistintamente di “michette”, mentre nel Lazio si distingue fra “bignè” (la michetta vuota) e “rosetta” (la michetta piena). Quando la mia mamma, giovane sposa, da Latina venne a vivere nell’interlad di Milano, le capitò che il fornaio le precisasse di non essere una pasticceria, quindi di non poterle servire dei “bignè”!

Cambiando continente, invece, il cugino di papà, Maurizio, che oggi vive in Brasile, con l’esperienza dell’italiano all’estero si è reso conto di quanto siano diverse non solo le abitudini alimentari, ma anche la percezione che si ha del gusto e dell’uso degli alimenti. Non è solo il fatto che non ci sia, in quel paese, quel sacro rispetto nei confronti della pastasciutta che è componente della nostra cucina, ma per esempio il rosmarino, là, viene usato come erba medicinale. Per questo è del tutto fuori dalla percezione il fatto che lo si possa usare in cucina: un pollo al rosmarino, dice Maurizio, per quanto tu possa raccontargli e convincergli che è buono, a loro farà comunque pensare a quello che per noi potrebbe essere un pollo “all’aspirina”!
Dalla moglie di Maurizio, che invece è brasiliana, abbiamo appreso però anche degli usi erboristici che non avremmo mai immaginato, come un infuso che, a raccontare il procedimento di preparazione, potrebbe sembrarci un po’ raccapricciante. Si fa caramellare un cucchiaio di zucchero in una pentola a fuoco basso, girando continuamente per non annerire e far diventare amaro il caramello, con una scorza di arancio (o limone) e uno o due spicchi di aglio.. una volta caramellato lo zucchero si mette un bicchiere d’acqua e si fa bollire. Dopodiché si tolgono la scorza e l’aglio, si filtra e si beve. Come per tutte le tisane, se la si beve calda bisogna stare attenti a non prendere freddo, perché l’infuso ti fa sudare molto.
Non ho mai provato, ma ricordo che la badante di mia nonna Adriana, Aminta, una ragazza dell’Equador, ci aveva suggerito, per far passare il mal di gola, una soluzione naturale di sicura efficacia: prendere una cipolla cruda, sminuzzarla fina e poi mangiarla mischiata con molto miele. Brucia da morire, in gola, la cipolla cruda col miele, ma, per esperienza, posso garantire che è effettivamente di sicuro effetto!

martedì 8 luglio 2008

Falsi i teschi di Indiana Jones

(ANSA) - ROMA, 8 LUG - I teschi di cristallo di presunta origine azteca o maya tornati alla ribalta con l'ultimo film di Indiana Jones sono dei falsi.E' un falso anche quello del museo di Quai Branly a Parigi, esposto al pubblico in concomitanza con l'uscita del film. Lo afferma uno studio pubblicato domani sul Journal of Archaelogical Science, per i cui autori 'non sono pre-colombiani ma devono essere considerati delle manifatture relativamente recenti e probabilmente risalgono al XIX secolo'.


si falsifica davvero tutto però!

venerdì 4 luglio 2008

Amarcord (vari anni)

mi piace ripescare qualche vecchia foto a caso Mi rendo conto che ne dovrei scansire molte, ma mi accorgo anche che di vita ne ho una sola e che lavori ciclopici come questi al momento non riesco a farne. Posso però prendere delle cose a campione, partendo da lontano. Questa, ad esempio, è una delle mie foto più antiche. Reca la data del 14 febbraio del 1984 (cioè dieci giorni dopo la mia nascita):


oppure mi diverte sempre molto una serie di foto fatte da un fotografo di Cologno Monzese, dove abbiamo abitato fino al 1987. Mi sono ricordato ora che in alcune diq queste compariamo io e il mio migliore amico di allora, Andrea. Saranno quindici anni, se non di più, che non ne ho notizie. Ogni tanto mi domando come sia oggi, che cosa faccia e se, per quello che siamo ora, saremmo ancora amici come da bambini. Mi ricordo una bella vacanza a Finale Ligure (e anche qui ho in mente un anno preciso: 1989, perchè era appena nato il suo fratellino, Pietro...che ora è maggiorenne!). Qui sembra un bambolotto un po' tonto, ma è anche comprensibile: io, che paio quasi scanzonato, qui ho due anni...lui uno e qualcosa. Però, viste in sequenza, le trovo ancora molto divertenti!



e poi un'altra, senza fotografo, qualche tempo più tardi. Quando ci siamo persi di vista per la prima volta avevamo più o meno così. Andrea è una figura relegata alla primissima infanzia, la prima figura che ricordi davvero volentieri e con affetto. Non ne so davvero più nulla, non so nemmeno se sarei in grado di ritrovarlo. Però è un ricordo che mi fa ancora piacere coltivare.

questa foto mi diverte molto ad esempio: è il mio primo giorno di prima elementare. La data è certa, perchè ricordo che ci avevano fatti sedere ognuno al proprio banco, ciascuno con i propri genitori. Era un giorno memorabile: persino papà ha preso un giorno di ferie per essere presente (e infatti la foto è sua: una diapositiva da cui ho ritagliato a mia volta un piccolo dettaglio). Poi c'erano mamma, ovviamente, e nonna Adriana (figurati, il suo unico nipote, non poteva mancare: è stato il solo momento nodale della mia vita cui ha potuto partecipare di persona). Mamma racconta ancora che quel giorno la maestra aveva detto, per incoraggiare i miei compagni più timidi, che non dovevamo avere paura, perchè in fondo la maestra era un po' come una nostra seconda mamma. Per ragioni anagrafiche, sarebbe potuta essere mia nonna, o la sorella giovane di mia nonna(ed era pure un po' arcigna), ma non importa. Importa invece, racconta sempre mamma, che molto candidamente le risposi "Di mamma ce ne è una: basta e avanza!"...si commenta da sola direi!

di tanto in tanto riguardo queste foto, conto il tempo che passa (non è molto, va bene, ma è passato lo stesso). Mi fanno sorridere, ma mi viene anche una certa malinconia, forse anche nostalgia: non so se siano rimpianti, ma certo so che quel mondo, anche se forse non era il migliore che si potesse desiderare per il bene dell'umanità, di sicuro non esiste più; e so anche che il cerchio perfettamente chiuso delle certezze di quegli anni si è infranto molto presto, e che alcune persone, oggi, sono relegate, per ragioni di anagrafe, alla memoria di quel tempo: il tempo insieme di riduce a passare avanti indietro i ricordi appannati di quegli anni, troppo lontani adesso...e troppo pochi...

martedì 1 luglio 2008

Foto di gruppo Saibene


Ebbene, adesso il lavoro Saibene, con tutti i suoi alti e bassi, le sue trasferte, nessi e connessi è davvero concluso. Il catalogo è stato pubblicato, a breve dovrei persino averne alcune copie da ritirare. Chiudo questa vicenda pubblicando un fotomontaggio molto simpatico che ha fatto Antonio e che abbiamo regalato ad Agosti per ricordare il lavoro. Doveva essere una compassata foto di gruppo. Poi, dato che le foto in posa erano venute brutte (dice) ha avuto questa idea, prendendo una foto "scappata per sbaglio", ha inserito alcuni dei dipinti della collezione Saibene: ciascuno tiene in mano uno dei dipinti che ha schedato per questo lavoro. Io, ad esempio, ho in mano una delle mie tavolette abruzzesi.
In ordine, da sinistra a destra, siamo: io, Sandrino, Martina, Matteo, Benedetta, Adam, Antonio, Federica e Davide. Lo squadrone, al completo, era questo...

sabato 21 giugno 2008

Cercando Gualtieri di San Lazzaro (scoperte recenti)

per riassumere gli eventi recenti, faccio prima a ripubblicare una lettera recente a un professore della mia universià, in cui è raccontato tutto in modo ordinato. Posso solo aggiungere due note per spiegare la fotografia a lato, in quanto il signor Nicolas, di cui si parla in questa lettera, mi ha fatto cortese omaggio della sedia che è pubblicata sulla copertina di questo romanzo.

Gentile professor Negri,
il professor Rusconi mi ha detto di averla già informata della proposta che il signor Nicolas Rotskowski e io avevamo in mente di fare al dipartimento e, in particolare, ad APICE.
Devo però fare una premessa. Il signor Rostkowski è figlio della scultrice Maria Papa, moglie e vedova di Gualtieri di San Lazzaro (al secolo Giuseppe Papa, 1904-1974), editore, scrittore, e critico d'arte, nonchè fondatore delle edizioni d'arte ""XXeme Siécle" e dell'omonima rivista, che usciva in monografie di lusso a cadenza semestrale, con litografie originali di artisti contemporanei (un po' sulla falsariga del Cavaliere Azzurro, e non per nulla il primo numero, nel 1938, si pare con un articolo e una litografia di Kandinskij). Per mio conto, posso aggiungere che San Lazzaro era fratello della mia nonna materna, Adriana Papa, per cui posso dire di essere suo nipote. La scultrice Maria Papa è ormai in fin di vita, e il signor Nicolas desidera lasciare un segno a memoria della madre e del suo "beau pere", San Lazzaro appunto, in particolare rimettendo in circolazione la rivista "XXeme", difficilmente reperibile nelle biblioteche se non in qualche numero molto sparuto.
Lui, ovviamente, possiede tutta la collezione, ereditata dallo stesso San Lazzaro, e desidererebbe avviarne una digitalizzazione e messa in rete, al fine di rendere più facilmente disponibile il patrimonio di articoli, informazioni e quant'altro che in questa rivista è conservata come in uno scrigno. Mi sono permesso, per questo scopo, di fare il nome del centro APICE, suggerendogli che si sarebbe potuto costituire un fondo a nome di San Lazzaro, in cui far confluire la rivista, le altre pubblicazioni di XXeme Siécle (per fare un esempio, la prima monografia a stampa dedicata a Marino Marini, a firma di Fierens, viene pubblicata proprio da San Lazzaro nel 1933, così il De CHirico di Waldemar George e, in tempi più vicini, il primo catalogo ragionato di Marino Marini, a firma di Waldberg, Read e San Lazzaro appunto), e le carte che di San Lazzaro si sono conservate.
Torno giusto ora da Pietrasanta, da casa di Maria Papa, dove abbiamo trovato copioso materiale a questo scopo, fra cui numerose e inaspettate sorprese (che, a io modo di vedere, rendono davveo unico questo materiale) che comprende:
1) lettere di Lucio Fontana a San Lazzaro
2) lettere di Marino Marini a San Lazzaro
3) lettere di Mirò a San Lazzaro e Maria Papa
4) lettere di Cesare Zavattini a San Lazzaro
5) lettere di Vittorio De Sica a San Lazzaro
6) lettera di Max Bill a San Lazzaro
7) lettere di Capogrossi a San Lazzaro
8) lettere di Enrico Falqui a San Lazzaro
9) dattiloscritto di una conferenza di Vigorelli e Valsecchi su un libro di San Lazzaro
10) dattiloscritti relativi alla stesura del romanzo autobiografico epistolare inedito "Lettere mai spedite" (davvero di grande interesse, per quel che ne ho potuto leggere). La stesura è completa, e se ne conservano tre diverse versioni, dal manoscritto di partenza a varie versioni dattiloscritte con correzioni a penna, fino alla stesura definitiva. In ogni caso, si tratta di un inedito assoluto, di cui si ignorava del tutto l'esistenza.
11) rassegna stampa completa relativa a San Lazzaro, ai suoi romanzi (oltre che relativi a un premio Campiello, cui partecipava col romanzo "L'Aglio e la rosa", da cui venne escluso Moravia!)
cataloghi della Galleria XXeme Siécle e della Galleria del Naviglio (San Lazzaro era molto amico di Carlo Cardazzo, cui portò numerose mostre da Parigi).
12) dattiloscritti di elzeviri, racconti e altri scritti di San Lazzaro

questo, in grande sintesi, il contenuto del cartaceo che ho prelevato da Pietrasanta, cui va aggiunto un fondo librario comprendente narrativa e cataloghi d'arte italiani e francesi della seconda metà del Novecento (un centinaio di volumi circa).
Bisognerà poi aggiungere quanto il signor Nicolas possiede a Parigi ed è disposto a donare per la costituzione di questo fondo, ma che adesso non sono in grado di quantificare (ma che comprende sempre libri, manoscritti, dattiloscritti e corrispondenza), insieme ai 40 numeri circa che costituiscono XXeme Siécle.
Credo che sia un materiale molto interessante per il centro APICE: mancano studi su San Lazzaro, e questa sarebbe l'occasione per far conoscere nuovamente una figura che è stata ingiustamente dimenticata e che merita senza dubbio un ritorno di attenzione in quanto, insieme a Raffaele Carrieri, è fra quelle figure-cerniera degli scambi fra Italia e Francia (e, forse, anche più di Carrieri, che pure era suo amico, essendo San Lazzaro anche gallerista), e non solo scambi artistici, ma anche letterari. Non va infatti dimenticato che San Lazzaro è stato, dal 1946 fino alla morte, corrispondente da Parigi de "Il Tempo" e, più saltuariamente, del "Corriere della Sera" (molti suoi libri, infatti, nascono unendo questi articoli; se ne rese conto Orio Vergani, quando gli fece fare il primo libro, nel 1945, presso Garzanti, riunendo proprio questi elzeviri scritti durante la guerra).
Per l'archiviazione del materiale, ora presso di me e di cui intendo approntare un primo riordino, sono disponibile a farmi carico della inventariazione del fondo, essendo materiale che ho già cominciato a studiare.